Mongolia – Diario di una cooperante / 3° giorno

Gher

14 Giu Mongolia – Diario di una cooperante / 3° giorno

In Mongolia ASIA sta portando avanti un  progetto con i veterinari mongoli per contrastare le diverse malattie che colpiscono il bestiame e una metodologia adatta alla resilienza allo dzud. La Project Manager di ASIA è Anna, una veterinaria di 35 anni che dall’inizio del progetto si trova in Mongolia e con la sua testimonianza racconta quello che accade sul campo.

3° giorno

OFurgine-russoggi visitiamo due distretti della provincia, Asgat e Khalzan, per parlare direttamente con i veterinari locali. Con il furgone russo messoci a disposizione dal Dipartimento dell’agricoltura, nostro partner nel progetto, cominciamo a respirare quel profumo di polvere tipico di quando percorri le piste di terra piPaesaggioù o meno battuta.

Man mano che ci spostiamo verso sud-est la steppa si fa leggermente più verde. Ma le greggi sembrano ancora troppo grandi per una terra che non sembra poterle sfamare tutte. Sembra banale ma la sensazione che danno questi paesaggi è l’immensa, completa, libertà. La giumenta che corre rapida, seguita dalle zampe del suo puledro che stenta a starle a fianco, fermandosi poi d’improvviso senza aver nulla raggiunto, sembra farlo per puro diletto, senza un perché: non è questa libertà?

TrGhera le case coi tetti colorati dei capoluoghi di distretto spiccano le gher, le abitazioni tradizionali, circondate da recinti: il primo passaggio verso la costruzione di una casa, il primo passo da compiere per chi decide di fermarsi e abbandonare la vita nomade dei pastori mongoli. E tra i tetti spicca anche quello del dormitorio della scuola primaria di Asgat.

Lo visitiamo perché ASIA ha ricevuto dalla Direttrice la richiesta di partecipare ad alcuni lavori che la residenza degli studenti necessita con urgenza: il budget alla costruzione era piccolo ed era stato fatto il possibile, ma la costruzione di scarsa qualità sta cedendo sotto diversi punti di vista, oltre ad essere sottodimensionata rispetto al numero di famiglie che fanno richiesta per i propri bambini. Non è facile per una famiglia di pastori nomadi riuscire a mandare a scuola tutti i giorni i propri figli, se non affidandoli alla scuola o a un parente che abita nel paese.

Sulla strada ci fermiamo nelle gher di due allevatori, uno di bovini, capre e pecore, l’altro di cavalli. Mi incanta la bellezza di quei visi, segnati dal vento e dal sole, di quei corpi asciutti e muscolosi di chi è sempre in movimento, le mani ruvide. Le mie di mani: “Non hanno mai tirato su l’acqua da un pozzo”.

Vorrei discutere più a lungo del loro lavoro ma, talmente affascinata da tutto quello che mi circonda, le domande sfuggono dalla mia mente. Spiego la terza e ultima attività del progetto, un libretto di sensibilizzazione per gli allevatori sulle buone pratiche da tenere in caso di apparizione delle principali malattie più frequenti nella provincia, e chiedo consiglio su quello di cui avrebbero più bisogno venisse loro illustrato dalla pubblicazione.

Ma comincia già a far buio e la strada di ritorno per Baruun-Urt è ancora lunga, sembra ricordarci il nostro autista per questa giornata, alzandosi dal divano una volta finita la sua tazza di suutei tsai (tè col latte).

Leggi anche il racconto del 1° giorno di missione>>

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