Mongolia – Diario di una cooperante

23 maggio Mongolia – Diario di una cooperante

In Mongolia ASIA sta portando avanti un  progetto con i veterinari mongoli per contrastare le diverse malattie che colpiscono il bestiame e una metodologia adatta alla resilienza allo dzud. La Project Manager di ASIA è Anna, una veterinaria di 35 anni che dall’inizio del progetto si trova in Mongolia e con la sua testimonianza racconta quello che accade sul campo.

1° giorno
Allegato-senza-titolo-00026 La gioia pura, quella del bambino curioso, che ho provato in queste due prime settimane a Ulaambaatar, riesce poco a poco ad affievolirsi e a trasformarsi in uno sguardo più razionale.

Due settimane di ricerche e domande per capire dove sono e come funziona il sistema veterinario (e molto di più) nel Paese: devo, voglio, vorrei cercare di organizzare delle formazioni che siano davvero utili ai veterinari della provincia di Sükhbaatar, la prima delle attività previste dal progetto Rafforzamento delle capacità di tutti i veterinari della provincia di Sükhbaatar per potenziare il sistema veterinario e la resilienza delle mandrie.

Non basta leggere articoli o ascoltare racconti di chi è lontano, le cose è meglio ascoltarle quando i tuoi occhi possono anche vederle, usare udito e vista per ricostruire nella mente quello che effettivamente è.

La mia collega Otgonsuren e io ci muoviamo quindi verso Baruun-Urt, capitale provinciale del Sükhbaatar; ci muoviamo verso i grandi spazi che i turisti vengono ad ammirare, anche se ad Est, apparentemente la zona meno attraente del paese.

Sulla strada non riesco a vedDistese-gialleere altro che giallo-verdi, ondulate, distese infinite: non un albero, non un arbusto, solo un vasto spazio coperto di scarsa erba ingiallita, le uniche silhouette che si vedono all’orizzonte sono quelle degli animali al pascolo. Animali il cui cambio di manto invernale accentua l’aspetto malconcio dato dalla magrezza: in questa stagione è normale che gli animali siano magri, sono appena usciti dal lungo ed estenuante inverno mongolo, e tutti, uomini, animali e terra, aspettano la stagione delle piogge, che a maggio comincia a colorare tutto di verde. Un unico obiettivo, un unico aspettare, come a ricordare che, per la pastorizia, gli uomini, gli animali e la loro terra sono un tutt’uno, un’indissolubile unione di dipendenza reciproca.

I miei occhi non si staccano dal finestrino e quello che sembrava un vuoto infinito poco a poco si riempie di vita: rapaci che si involano al nostro passaggio, citelli che si nascondono in fretta nelle tane e gru damigelle di Numidia, ferme, in tutta la loro eleganza. Animali sconosciuti che trovano immediatamente un nome grazie a chi questo Paese lo conosce bene. Baga Nuur, Chinggis Town, Munkhhaan, sono i pochi paesi che attraversiamo durante il viaggio: alla fermata i bambini mi indicano ridacchiando, labbra e faccia sporche di rosso di caramelle con troppo colorante.

Ed è la gioia della gente quella che troviamo all’arrivo, in una Baruun-Urt in festa per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi della Provincia di Sükhbaatar, oltre all’accoglienza proverbiale dei mongoli, che si prendono cura di noi dal momento in cui siamo scese dal pullman, pur non avendoci mai viste.

Partecipa a questo Progetto >>

Leggi il racconto del 2° giorno di missione>>