Racconti dal campo: Taliente

Taliente

29 Apr Racconti dal campo: Taliente

Peter e Resi Taliente, medico chirurgo e coordinatrice sanitaria.

Settembre 1998- Settembre 1999.
E’ stato per noi un anno importante, che ci ha dato l’opportunità di vivere una esperienza straordinaria con un popolo e la sua cultura, sino a quel momento per noi sconosciuti. Il Tibet e la sua gente “i Tibetani!”, siamo arrivati lassù con tanta determinazione di vedere, capire e fare; sentimenti reciproci, poiché anche loro volevano sapere, conoscere e osservare prima di concedere la loro fiducia.

Il Tibetano Khampa, abitante della vecchia regione del Kham di cui fa parte Gamthog, con la sua fascia rossa fra i capelli ed il pugnale alla cintola, ispira fascino e soggezione, testimone di una vita dura e pericolosa dei tempi passati. Gamthog è un villaggio che si adagia sulla rive dello Yangtze, confine naturale tra la Regione Autonoma Tibetana e il Sichuan. Qui è nato l’ospedale di ASIA, voluto dal suo fondatore Namkhai Norbu Rimpoche al servizio della popolazione locale, avviato e gestito dal personale di ASIA e successivamente con l’inserimento di quello governativo.

Un anno di lavoro intenso il nostro, a volte pesante, che grazie anche alla buona collaborazione instaurata fra il personale sanitario, ha potuto far fronte alla richiesta sempre più numerosa di pazienti provenienti da distretti e regioni diverse. Il nostro rapporto con i residenti nel frattempo si è consolidato, creando fra noi legami di amicizia di cui alcuni perdurano tuttora, e nel nostro anno di vita in comune ci siamo sentiti sempre più abitanti di Gamthog a pieno titolo.

Ci ha dato soddisfazione vedere che anche i nomadi degli altopiani circostanti avevano iniziato ad accedere alle cure del nostro ospedale. Fra i tanti aspetti della vita Tibetana, quella dei nomadi ci è parsa più pesante e provata, dovuta alla vita rigida che essi conducevano e che purtroppo portava anche a una elevata mortalità infantile.
A quel tempo Gamthog come le altre zone rurali Tibetane, era sprovvisto di infrastrutture quali: acqua, luce, sanità, educazione, comunicazione e buone strade; ovviamente creando grosse difficoltà alla gestione sempre più impegnativa dell’ospedale. ASIA, con i suoi due progetti di sanità ed educazione, costruendo e gestendo una scuolTalientea primaria e un ospedale a Gamthog ha contribuito a migliorare notevolmente le condizioni di quella zona.

I suoi abitanti, principalmente coltivatori di orzo e pastori di Yak e capre, sin dall’infanzia erano forgiati a divenire adulti forti, ai nostri occhi talvolta eccessivi, pronti alla scontro per lavare un’offesa ma mai un lamento in ospedale dove spesso ricorrevano alle nostre cure; solidali fra di loro e attenti alle nostre necessità con premure inaspettate. La vita quotidiana di tutti i Tibetani ci è sembrata fortemente legata alla spiritualità, fra la gente era molto comune compiere pellegrinaggi ai monasteri per pregare, chiedere grazie o ringraziare per averle ricevute; anche noi ne abbiamo compiuti ed abbiamo avuto la fortuna di conoscere dei Lama saggi e carismatici. Difficile ricordare un avvenimento più importante di altri, poiché molti, troppi, tanti affollano la nostra mente e tutti degni di essere raccontati.

Ricordiamo il primo parto avvenuto in una stalla appena dopo due settimane dal nostro arrivo; in quel tempo le donne partorivano nelle stalle sulla paglia e salivano al piano nobile solo dopo il rito della purificazione.
Alle undici di una sera ci hanno chiamato per assistere una donna con un parto ostruito, accompagnati sul posto e sotto lo sguardo ansioso dei suoi familiari, inginocchiati fra le sue gambe, finalmente alle 3 del mattino è stato estratto con la ventosa un bel bambino sano. Madre e par enti molto sollevati e noi contenti con le ginocchia rotte; sicuramente questo è stato il primo passo che ci ha fatto acquisire la loro stima.

Dopo 15 anni siamo ritornanti in Tibet, Gamthog si è molto ingrandito, ci sono tante case nuove e persino giardini pubblici sull’argine del fiume, ma non è più accessibile alla popolazione non residente.

I nostri amici Tibetani di quel tempo ci aspettavano e di notte su un fuoristrada stracarico di tutti noi ci hanno ricondotto lì, dove era stata preparata una festa, adesso qualche giovane parla inglese ed abbiamo così potuto raccontarci delle nostre vite. A mezzanotte abbiamo brindato, riso, e nei saluti pianto, ritornando verso Derghe con il cuore gonfio abbiamo riscoperto quanto affetto ci aveva legato.

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