Racconti dal campo – Bracco (terremoto Nepal)

Racconto dal campo Isabella Bracco, cooperante ed esperta in water sanitation 

Il 25 aprile era un sabato.
Non è che il sabato a Kathmandu fosse molto eccitante, coi bambini poi…
Frida andava per i 3, e Javier neanche 1. Avete mai provato a spingere una carrozzina in una città asiatica? Si fa prima a far passare il proverbiale cammello per la cruna del proverbiale ago. Insomma, un po’ immusoniti andiamo a fare la spesa spingendo la carrozzina, ci fermiamo a mangiare qualcosa e poi mestamente a casa.

Il terrore puro è sentire il rumore che fa la terra quando si muove. Un gorgoglio furioso, baritonale e viscerale. Quando si scuote, quando si arrabbia. Quando si scrolla i palazzi di dosso, quando si gratta via gli umani come un cane le pulci. Il terrore puro è perdere l’equilibrio, cadere gambe all’aria e non riuscire ad afferrare tuo figlio nella carrozzina, guardare tuo marito corso in mezzo alla strada con la figlia, che ti fissa, fissa il palazzo sopra di te, senza sapere se deve stare dove sta per tenere la figlia al salvo o venire a prenderti.Bracco_T.R.Sherpa (2)
Il terrore puro è non dormire per giorni, correre fuori casa ad ogni scossa, prendendo su i tuoi bambini come pacchi e non riuscendo ad infilare la porta, perché tutto si muove come in un mare in burrasca.
Questo è un terremoto, e molto di più. Il terremoto non lo si vede arrivare, e non si sa mai quando se ne è andato.

Poi, non ricevere notizie, non poter chiamare, non sapere come stanno i tuoi cari, lo staff di ASIA, le loro famiglie… Beh, questo è stato facile, perché la mattina dopo erano tutti lì in ufficio. di domenica.

Portando notizie, organizzando gli aiuti, raccogliendo richieste, prendendo contatto con le squadre per l’emergenza.
Nei giorni a seguire ho visto i ragazzi venire presto e andarsene mai, dormire in tenda, scoprire di aver perso casa, famiglia, tutto e pensare a risorgere. We will rise again. Questa scritta si moltiplicava sulle macerie.

I ragazzi avevano dipinto in faccia la fierezza di aiutare le proprie persone, i più deboli. Avevano capito quanto importante il lavoro che facevamo poteva essere, come davero potesse salvare delle vite e fare la differenza.
Ho lavorato in molti paesi, per molte NGO. Non ho mai trovato uno staff come questo di ASIA a Kathmandu.

Abbiamo fatto cose belle. Tende, cibo, scuole, acqua… Abbiamo fatto cose belle assieme. Le abbiamo fatte col petto pieno di passione, spinti dall’emergenza e consapevoli che potevamo, dovevamo… Spinti dalle nostre nonnine sulle montagne, i nostri bambini adottati a distanza, dai nostri beneficiari, che nessuno ascoltava. Sentirsi vivi, mentre si risorge. We will rise again.

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